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FAQ - Nuova procedura di calcolo - Decreto n.5796 del 11/6/09

Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2009

 

 17.1  Come devono essere inserite le superfici disperdenti?

Per definire i confini tra zone termiche si utilizzano le superfici di mezzeria degli elementi divisori; si considera l'intera superficie dell'elemento divisorio solo quando questo separa una zona termica da un ambiente non servito da impianto termico.

 

17.2  Come mi comporto quando ho un ponte termico che si riferisce ad un giunto tra due strutture che appartengono a subalterni o zone termiche differenti?

Nel caso in cui il ponte termico si riferisca ad un giunto tra due strutture che appartengono a due zone termiche o subalterni diversi, il valore della trasmittanza termica lineare, riportato al Prospetto V del Decreto n. 5796 e dedotto dalla UNI EN ISO 14683:2008, deve essere ripartito tra le due zone termiche/subalterni interessati.

 

17.3  Le pareti che separano ambienti riscaldati da impianti termici differenti si considerano disperdenti?

No. In accordo con la norma tecnica UNI TS 11300-1, la procedura di calcolo riportata nel Decreto n. 5796 non considera disperdenti le superfici che confinano con ambienti serviti da altro impianto termico.

 

17.4  Quando deve essere calcolato il calore latente?

Il fabbisogno di energia termica latente viene calcolato solo per quelle zone termiche servite da sistemi che garantiscono il controllo dell'umidità dell'aria.

 

17.5  Qualora un serramento venisse ombreggiato da aggetti verticali con dimensioni diverse quale bisogna inserire?

Nel caso di serramento ombreggiato da aggetti verticali con dimensioni diverse si considera sempre quello con estensione maggiore o, comunque, quello che, per esposizione, incide maggiormente.

 

17.6  Ai fini della redazione dell'attestato di certificazione energetica, quando non è necessaria la suddivisione di un subalterno in più zone termiche?

La zonizzazione di un subalterno non è necessaria quando:

  • tutti gli ambienti sono serviti dallo stesso impianto termico;
  • tutti gli ambienti sono serviti dalla stessa tipologia di sottosistema di emissione;
  • tutti gli ambienti a temperatura controllata o climatizzata presentano la stessa modalità di regolazione;
  • tutti gli ambienti sono caratterizzati dalla stessa tipologia di ventilazione;
  • se vi è un impianto di ventilazione meccanica, almeno l'80% dell'area a temperatura controllata o climatizzata è servita dallo stesso impianto di ventilazione con tassi di ventilazione di progetto, nei diversi ambienti, che non differiscono di un fattore maggiore a 4.

 

17.7  A cosa serve inserire la potenza termica dei terminali di emissione?

La potenza termica dei terminali di emissione è necessaria per la determinazione del carico termico specifico della zona termica considerata al fine di valutare correttamente il rendimento di emissione in accordo al Prospetto XXXIX e al Prospetto XL della procedura di calcolo nonché ai prospetti 17 e 18 della UNI TS 11300-2. La potenza termica dei terminali di emissione è inoltre indispensabile al fine di determinare la quota parte di fabbisogno di energia termica a carico di una tipologia di terminale qualora la stessa zona termica sia servita da terminali di tipologia differente (es. compresenza di pannelli radianti e ventilconvettori). La ripartizione viene effettuata in accordo all'equazione (172) riportata nella procedura di calcolo.

 

17.8  Come calcolare il periodo di occupazione dei locali per la determinazione dei ricambi d'aria?

Al fine di poter valutare correttamente le dispersioni per ventilazione, e quindi il numero di ricambi d'aria medio giornaliero, in un calcolo di energia e non di progetto è possibile interpretare il contenuto del paragrafo E.6.3.8.2 della procedura di calcolo in questo senso: vmin viene definita come la portata specifica d'aria esterna minima richiesta nel periodo di occupazione dei locali. Come indicato nella norma UNI TS 11300-1 al paragrafo 12, per tener conto dell'occupazione non continua dell'edificio e quindi del periodo di occupazione dell'edificio, si applica all'indice di affollamento, da UNI 10339 (e quindi di progetto), un coefficiente pari a 0,6. E' quindi possibile procedere in questo modo per valorizzare i parametri da inserire per il calcolo del fabbisogno di energia termica dell'involucro.

 

Le F.A.Q. presenti nella sezione - elaborate a seguito di un attento esame della normativa regionale in tema di certificazione e efficienza energetica - esprimono l'opinione dell'Organismo Regionale di Accreditamento e non possono e non intendono sostituirsi a quelle fornite dal Legislatore.

 
 
 
 
 
 
 

 
CESTEC
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